4 novembre: boicottiamo la festa delle forze armate. Report e foto.

Come ogni anno la nefasta festa delle forze armate è un occasione per l’antimilitarismo per farsi sentire e varie iniziative si sono svolte fra il 4 e il 7 novembre in varie città, qui di seguito alcune foto e report.

Il 4 novembre a Torino alcune azioni simboliche sono state portate avanti dall’Assemblea Antimilitarista Torinese, a Livorno il Coordinamento Antimilitarista Livornese ha organizzato un presidio mentre a Carrara si è svolta un’assemblea informativa. A La Spezia vi è stata la rinominazione di un ponte in “Ponte dei disertori di tutte le guerre”.

Il 7 novembre invece si sono svolti altri due presidi a Torino e Reggio Emilia.

Iniziative che si riallacciano anche ai presidi tenutesi il 31 ottobre ad Alessandria e Imola nell’ambito delle due giornate di sciopero e mobilitazioni contro la guerra indette dalla CIT ICL e alle numerose presenze antimilitariste, anarchiche e libertarie nelle piazze dello sciopero del 30 ottobre.

Nessuna tregua allo stato della guerra!

La redazione web

TORINO 4 NOVEMBRE

In corso Vinzaglio davanti all’ingresso degli alti comandi militari è stato aperto lo striscione “Miliardi per i militari. Per noi miseria e repressione”

La martellante retorica patriottica, la litania governativa sulla “sicurezza” sono il cemento di un discorso pubblico che normalizza il permanente stato di guerra in cui siamo forzati a vivere.

Non solo. Negli ultimi anni i governi hanno fatto una lunga campagna di arruolamento dei corpi e delle coscienze.

Servono corpi giovani ed obbedienti per rinforzare le forze armate, che si apprestano a costituire una “riserva” militare di 10.000 soldati che potrebbe preludere ad una graduale reintroduzione della leva obbligatoria.

Secondo i sondaggi i ragazzi e le ragazze non sono disponibili ad arruolarsi. 

Nelle scuole la campagna per il reclutamento è sempre più capillare ed invasiva. 

Dismessa la finzione delle guerre umanitarie i governi degli ultimi anni non hanno pudore a parlare di guerra per gli “interessi nazionali”. 

Ci vorrebbero tutt* arruolat*. 

Tutt* pronti a sostenere l’orrore delle guerre in cui l’Italia è impegnata sostenendo che i militari difendono la vita e la libertà di ciascuno di noi.

Una menzogna. Nel nostro paese, nella Repubblica “fondata sul lavoro” ogni giorno si allunga la contabilità di chi viene ucciso dal lavoro. Lavoro precario, pericoloso, malpagato. 

Ogni giorno qualcuno perde la vita perché  la salute è un lusso che molti non possono permettersi. 

Il governo Meloni nella manovra di quest’anno taglia le tasse ai ricchi e le pensioni ai poveri. 

In questo 4 novembre di orgia nazionalista e militarista ricordiamo i tanti che, durante la carneficina della Grande guerra, disertarono. 

Ogni 4 novembre lo Stato italiano celebra le forze armate e l’unità nazionale: 600.000 morti per spostare un confine. 

Come ogni anno gli antimilitaristi compiono azioni dirette contro la guerra e chi la arma, contro la retorica nazionalista e l’arruolamento dei corpi e delle coscienze. 

Questa mattina in corso Marche è stato chiuso l’ingresso dell’area in cui dovrebbe sorgere la Città dell’aerospazio, un centro di eccellenza per l’industria bellica aerospaziale promosso dal colosso armiero Leonardo e dal Politecnico. 

Nel 2022 Leonardo ha ceduto in comodato d’uso al Politecnico gli spazi della palazzina 37 dell’ex Alenia. Una foglia di fico per salvare la faccia al Politecnico che, nei fatti,  accelera il processo di integrazione nel complesso militare industriale. La ricerca al servizio della guerra. 

Da allora sono trascorsi quattro anni, i soldi pubblici drenati per interessi privati non sono bastati ad accelerare l’avvio dei lavori di costruzione. Tuttavia la nuova Cittadella delle armi resta uno dei punti fermi per Comune, Regione e imprenditoria subalpina. 

In una città sempre più povera, dove si allungano le file dei disoccupati, dei precari, dei senza casa, puntano tutto su un’industria di morte. 

La Città dell’aerospazio farà ricerca per reNdere sempre più micidiali, precise, veloci le armi impiegate nelle guerre di ogni dove. 

Continuare ad inceppare la costruzione del nuovo polo bellico è urgente. 

Disertiamo la guerra! 

Chiudiamo le fabbriche di morte! 

Lo striscione “spezziamo le ali al militarismo” è stato aperto all’ingresso dello stabilimento di Leonardo a Caselle. I guardiani si sono affrettati a chiudere il cancello. La fabbrica è rimasta chiusa a lungo. 

Dietro a inferriate e filo spinato si costruiscono i cacciabombardieri Eurofighter Typhoon: si trova all’interno dell’aeroporto di Torino, una struttura dual use, sia civile che militare. 

Le armi prodotte a Caselle uccidono le persone, distruggono città e villaggi, avvelenano irrimediabilmente interi territori.

Le usano le truppe italiane nelle missioni di “pace” all’estero, le vendono le industrie italiane ai paesi in guerra.

Ed è proprio alla Leonardo di Caselle che, dal 2035, verrà costruito il Gcap, il cacciabombardiere di sesta generazione. 

Il  programma GCAP (Global Combat Air Programme) è un’iniziativa multinazionale tra Italia, Regno Unito e Giappone. Leonardo partecipa con una quota paritetica del 33,3% (insieme a BAE Systems e Japan Aircraft Industrial Enhancement Co. Ltd.) nella joint venture Edgewing, guidata dal CEO Marco Zoff e presieduta da Herman Claesen.

Fermare quest’ennesimo progetto di morte è possibile. Dipende da ciascuno di noi. 

Senzapatria ed antimilitarist*

Disertiamo la guerra e chi la arma

Siamo a fianco di chi, in ogni geografia di questo mondo, diserta la guerra, si batte contro le frontiere, lotta a fianco di chi vuole un mondo senza sfruttati e senza sfruttatori.

Bruciamo tutte le bandiere nazionali, disertiamo tutti gli eserciti!

TORINO 7 NOVEMBRE

Una vivace piazza antimilitarista si è raccolta in via Roma di fronte all’ingresso di Galleria San Federico, dove ha sede il Distretto Aerospaziale Piemontese.

Il DAP è un think thank politico e imprenditoriale che sostiene l’industria bellica aerospaziale, una creatura del ministro della guerra Crosetto.

Numerosi interventi, l’azione performante di Salvatore sulla diserzione, il canzoniere antimilitarista del Corocchio caratterizzano una giornata di informazione e lotta che conclude la settimana dei senzapatria.

Settimana cominciata con lo spezzone antimilitarista al grande corteo dello sciopero internazionale contro la guerra del 30 ottobre, proseguita il 4 novembre con le azioni dirette alla Leonardo di Caselle, al cantiere della Città dell’aerospazio e agli alti comandi militari del Piemonte.

Disertiamo la guerra e chi la arma!

Siamo a fianco di chi, in ogni geografia di questo mondo, diserta la guerra, si batte contro le frontiere, lotta a fianco di chi vuole un mondo senza sfruttati e senza sfruttatori.

Bruciamo tutte le bandiere nazionali, disertiamo tutti gli eserciti!

LIVORNO

In occasione del 4 novembre siamo scesi in piazza come Coordinamento Antimilitarista Livornese insieme a GAP, Movimento non violento e scuola di carta. Per opporci alla celebrazione militarista della prima guerra mondiale, contro tutti gli eserciti, in solidarietà con i disertori di tutte le guerre. Abbiamo portato il nostro sostegno agli studenti che in questi giorni stanno occupando le scuole di Livorno, raggiungendo in corteo il liceo Niccolini Palli. Ci siamo poi uniti a conclusione della manifestazione al presidio organizzato dal GAP al Varco Valessini del porto per sostenere lo sciopero contro l’ennesima nave delle armi statunitense

REGGIO EMILIA

Il pomeriggio del 7 novembre una cinquantina di persone si sono riunite in piazza del Monte al presidio organizzato dall’assemblea antimilitarista di Reggio Emilia per denunciare la celebrazione delle forze armate del 4 novembre, le politiche di guerra, i genocidi, le spese militari e per ribadire una volta di più il valore e la necessità della diserzione come pratica cosciente di lotta antimilitarista.

Dopo il presidio, molte delle persone presenti si sono spostate al circolo Berneri per partecipare alla serata sulla repressione organizzata dalla FAI Reggiana. L’intervento dell’avvocato Fausto Gianelli è stato seguito da un ricco dibattito che ha toccato le diverse facce della politica repressiva e la sua evoluzione da  negli ultimi vent’anni.

J.Scaltriti

LA SPEZIA

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